
certi gerarchi?).E' davvero assurdo come l'economia sia alla base di ogni attività umana, ne permetta lo sviluppo, e dall'altra sia capace di riprendersi tutto indietro, assediando valori e principi. In cambio di un precario benessere materiale.
L'assenza di denaro, le privazioni, schiacciano l'essere umano, costringendolo a pensare alla sopravvivenza, impedendogli di liberare le ali della mente e di guardare avanti, verso l'orizzonte.
Ma anche la ricerca della ricchezza e del potere economico a qualunque costo non può far altro che inaridire le persone. E i propri simili diventano mero strumento per raggiungere determinati obiettivi. Al confronto Macchiavelli sembra quasi un pivellino. La scala dei valori e delle priorità è costantemente sovvertita e si trasforma la polvere in sostanza, purchè l'occhio non veda la sostanza vera, offuscata nella confusione.
Se n'è parlato moltissimo, in questi giorni, delle intercettazioni telefoniche che hanno scoperchiato un malcostume sempre più inglobato nel nostro sistema economico. Il sistema bancario, Fazio, la Banca d'Italia: tutte in uno strano calderone che avrebbe dovuto macerare in silenzio, nell'ombra. Certo, non è bello il modo con cui ne siamo venuti a conoscenza. Ci sono indagini delicate, eppure qualcuno ha ritenuto opportuno diffondere l'indiffondibile.
Ma al di là del contenuto delle intercettazioni, ciò che mi sconvolge - e non dovrebbe - sono le reazioni dei politici. In questa scalata bancaria orchestrata in malafede, ci sono cariche istituzionali che non ci vedono nulla di male, mentre in genere ci si scandalizza delle intercettazioni, ma non degli intercettati.
Chi gli ha dato il permesso, a 'sti magistrati? Come si sono arrogati il diritto di indagare? Quali scopi oscuri hanno? Le altre domande non contano.
Se qualcuno ha sbagliato, che sia punito, certo, ma che non si confondano i dettagli rispetto alla sordidità dell'intrallazzo. Nè a destra nè a sinistra. Chi rimane a tutelare il cittadino, allora? Come si può pretendere che il cittadino comune abbia fiducia nel sistema economico, quando egli non è mai al centro dell'impegno politico e istituzionale? Lo si inchioda al sospetto e alla diffidenza, ad una sorta di fatalismo rassegnato che crea una palude vischiosa da cui è difficile uscire. Per forza di cose. Vicenda dopo vicenda.
Ogni mattina sono presa da un attacco di masochismo. Si chiama Giornaleradio delle sette. Roba da tagliarsi le vene prima di tuffarsi nel lavoro. A volte mi sembra di non connettere il senso delle notizie. Come oggi, per esempio.
Prima notizia: il PIL balza dello 0,7%. "Con l'espansione più forte in quasi quattro anni", come dice Reuters.
Notizia immediatamente successiva: il petrolio sembra inarrestabile, con un'incidenza sempre piùù pesante sulle nostre tasche.
Faccio i conti della serva, anche se non sono una cima in matematica. Non c'è qualcosa che stride? A me parrebbe che - in un certo senso - l'una non possa conciliare con l'altra, come notizie. Ovviamente parlando di soldi veri e sonanti, e non di coefficienti virtuali. Cos'è che non capisco?
Ciao papà....
Io non so dove sei, dove ti trovi, che cosa fai... Spero solo che tu possa aver trovato pace. Anche se non vengo a trovarti in cimitero. Ci ho provato, all'inizio, appena te ne sei andato senza alcun rimedio. Ci ho provato. Ora non ci provo nemmeno più.
Era il tuo compleanno ieri, ma non sono venuta ugualmente.
Capita che mi parlino di te, allo sportello. Ti conoscevano tutti. Mi parlano di una brava persona, rovinata solo dal vizio del bere. Nessuno può immaginare l'inferno in cui invece eravamo imprigionati. Noi, cioè la tua famiglia. E forse anche te.
Anche oggi mi hanno parlato bene di te. Molto meglio che sentir parlare male, certo, ma mi viene una malinconia infinita.
Io non ho mai capito. Ho cercato anche nel tuo passato, dopo. Ho cercato nei ricordi di chi ti conosceva poco più che bambino. Volevo capire da dove arrivasse quello sguardo cattivo che avevi nei nostri confronti. "Vi picchio come mi ha picchiato mio padre", dicevi. Ma non era vero. Se il nonno aveva una colpa, era quella di caricarsi lui solo sulle spalle tutte le responsabilità. Lui solo.
Tu me lo devi spiegare: perchè ci odiavi così tanto? Perchè? Non sei mai cresciuto e mai sei stato capace di assumerti a lungo di responsabilità. L'alcool è arrivato solo dopo, a riempire la tua incapacità a crescere. A lenire un tormento infinito che assediava la tua anima. Ma nulla mi aiuta a capire: perchè tu ce l'avevi così tanto con noi? Si è cancellato tutto, nella mia mente di adulta. Sorrisi, carezze, momenti giocosi... Una formattazione profonda e impietosa. Ho solo ricordi infelici. Irrimediabilmente.
Forse sto recitando, forse sono solo pazza, o solo piegata in due dal dolore. Magari spero che battendo su questa sterile tastiera tu possa entrare in sintonia coi miei pensieri. Non lo so. Da qualche parte tu ci sei, tra me e l'infinito. Non ti posso cancellare nè dalla mia mente nè dalla mia vita. Tante volte ho sognato le memosughe di Fantaghirò come medicina radicale.
Ma ieri era il tuo compleanno e mi si è conficcato dentro il petto. Lacerante e improvviso.
Nei giorni in cui ti avvicinavi alla fine, la tua vicina mi raccontava. Diceva che avresti voluto parlarmi. Che mi stavi scrivendo una lettera. Mi ha chiesto se l'avevo trovata. Ma non so nemmeno se sia mai esistita nella tua mente. E che cosa avresti voluto dirmi? Sono stata vicino a te fino all'ultimo tuo respiro. Aspettavo un cenno. Nulla di eclatante, nessun inutile mea culpa. Solo un piccolo cenno di benevolenza. Che non è mai arrivato.
Non chiederti se io ti avessi voluto bene. Sicuramente per un certo periodo sì, dopo non so. Avrei voluto un padre, questo sì. Di quelli che ti rassicurano, ti proteggono, non ti abbandonano mai. Non eri tu, forse solo perchè geneticamente non ne eri capace, non eri in grado di parlare quel linguaggio.
Sai, io ti ho odiato in giorni bui. Ti ho odiato davvero, quando vedevo i miei fratelli più piccoli prigionieri e malmenati. Privati delle piccole cose semplici che per tutti erano normali. Ti ho odiato, quando vedevo mia madre diventare ogni ora più vecchia, ogni secondo più disperata e sola. E ti avrei ucciso con le mie mani se a qualcuno di loro fosse accaduto qualcosa di drammatico.
Perdonami papà, perchè ti avrei ucciso davvero.
Ora vado a dormire, se riesco. Vorrei solo saperti in pace, anche se io non capisco. Vorrei solo che tu avessi raggiunto davvero la quiete. Vorrei che ti raggiungessero i miei pensieri, se solo fossi capace a renderli inoffensivi per te.
Buona notte, papà.
Tua figlia.
12.08.05 Aggiornamento
Seguendo le indicazioni di Gugl, ho trovato qualcosa di Eros Alesi. Una lettera intensa e appassionata.