Medici senza Frontiere

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Blogger: Maril_
Vabbe', sempre io... la solita qualsiasi. Sempre un po'indisciplinata e dedita ad inopportuni pensieri. Inguaribilmente curiosa, a caccia del lato ludico della quotidianita'. Che vado cercando? Mah! Forse devo ancora scoprirlo.

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*loading* passi lungo il sentiero








domenica, 06 novembre 2005

Ci sarà una star. Rettifico. Lei è già una stella.

"Sono autorizzato ad accettare l'acconto suddiviso in due parti: una ora e l'altra a fine mese. Va bene?"
Lei legge il contratto, medita, sembra assorta, quasi convinta. Poi posa il foglio e lo guarda dritto in faccia.
"Senta, io la mia decisione l'avevo già presa. E' cominciata per gioco e un gioco doveva rimanere. Con quei soldi mi sono comprata la macchina. Non mi sta bene e non firmo niente."

Fine del divertimento. Ma prima Pinocchio ha smontato la Volpe. Ci accomiatiamo, noi con un malcelato sorriso e lui verde di bile. Non si è nemmeno accorto che mia figlia è una grande attrice. E' già una star. Della sua vita e questo è ciò che conta.



postato da: Maril_ alle ore 23:45 | link | commenti (6)
categorie: giorno dopo giorno, mia figlia

Ci sarà una star. Penelope alla riscossa.

Non fiato, non dico nulla (pessimo segnale): non voglio rompere il giocattolo di mia figlia. E lei, con lo sguardo pungente: "Andiamo al sodo. Quanto costa?" Figlia di mamma sua...
Poco, costa molto poco rispetto ai corsi in giro. E poi lei è brava: Le è sufficiente quello di due giorni, full immertion, e non quello di quattro. Diciamoglielo a Susan Sarandon, scusate se è poco!
Per questo incredibile miracolo è sufficiente che mami firmi un assegno di 500 euro come acconto ("Ma signora... la carta di credito va bene lo stesso. Siamo attrezzati."). Il resto in comode rate mensili.

Io l'avevo già scritto in mente questo copione e il nostro lo sta recitando punto per punto, senza un minimo di fantasia.
"Mamma, che ne dici? Tanto io ho già deciso." Non voglio intromettermi o condizionarla. Deve fare lei la scelta. Spero la più consapevole. Ma lei è irritata e allora.... diamo inizio alle danze (solo dopo capisco che era una provocazione meditata).

"Sì, signora. Dica cosa ne pensa." Poveretto...

Primo: il prossimo mese mi aspetta la rata del mutuo e c'ho da comprare una meravigliosa stufa a pellet con la fiammella a vista. Non esiste la più miseranda intenzione di dargli un centesimo ossidato.
Secondo: Se lei accetta deve misurarsi con le sue sole magre finanze. Piedi a terra, bimba.
Terzo: io da giovane ho fatto le mie cazzate. E' il tempo delle sue, se proprio vuole.

L'omino non sorride più. Metamorfosi totale.Un flusso di bile potrebbe trasformarlo in un marziano verde.

"Dunque per lei questa è una cazzata?" Non rispondo. Continuo.Da quando sono qui dentro osservo e scandaglio. Vedo solo foto patinate di gran belle figliole. E dov'è qualcuna un po' rugosa o magari come la bravissima Anna Mazzamauro? Nemmeno una naturale e realistica. Eppure Dustin Hoffman non mi pare che sia stato Mister Universo...

Si sta alterando, l'uomo. Alla faccia del controllo delle emozioni.

E' tutto troppo chiaro e comico. Scoppio a ridere. "Sa, lei è un buon psicologo..." Mento, ovviamente, perchè ho davanti un imbonitore che manco sa chi sia Jung, per esempio. Non sembra comprendere e continuo l'affondo, impietosa: "Lei è partito con centomila avvertimenti sulle altrui agenzie..." Ora gli è chiaro. E' furente.
Bellissima sensazione la consapevolezza del potere sui nervi degli altri. Quando gli altri sono il Gatto o la Volpe.

"Io ho parlato onestamente! Lì ieri c'era una ragazzina di 156 centimetri che voleva fare la modella. E i genitori avevano già l'assegno in mano. Li ho dissuasi io!" Mia figlia è abbastanza intelligente per capirlo da sola che non ha la coscia lunga da modella...
Sempre più incoerente, tira fuori la foto di una belissima ragazza pronta per la moda. "Questa sì! Ha 15 anni ed è alta 1,76." Non mi spreco neanche a spiegargli che mia figlia, a 15 anni, non l'avrei certo data in pasto ai lupi...

Recupera un po' di autocontrollo e si rivolge solo alla bambina indifesa. Lui crede. "Se tu sei economicamente indipendente saresti potuta venire da sola." "Vivo in casa e prendiamo insieme le decisioni." Anima bella di mamma tua... Dopo ti do un bacio.




postato da: Maril_ alle ore 11:49 | link | commenti
categorie: giorno dopo giorno, mia figlia

Ci sarà una star. Alla corte dei miracoli.

Il fabbricato è deserto, accessibile da un grande spiazzo interno dove si affacciano porte di studi fotografici o qualcosa di simile. Se questa deve essere la città dei balocchi, mi sembra un po' spenta...Luci della ribalta

Poi l'uomo - il nostro referente - ci riceve nel suo studio. Stretta di mano, presentazioni di rito, e via coi discorsi.

La bimba è brava, ha talento, è appassionata. Ci vanno persone positive come lei per professioni di questo tipo, come lo sono - putacaso - Bonolis, Jerry Scotti o Michelle Hunziker (ri-putacaso). Però le manca la tecnica. Deve esercitarsi con la dizione, imparare a stare davanti alle telecamere, controllare le emozioni nei momenti di vuoto o di panico, ecc ecc.
"Noi non offriamo il lavoro, ma la preparazione. Poi consigliamo di iscriversi almeno a una decina di agenzie, portando il materiale che prepareremo. Da parte nostra invece sarai inserita in un database." E blablablabla... "Ricorda: non dovrai mai dare loro nemmeno un euro per ciò." Eccolo... chiaro e manifesto. Il buono che si fa paladino della giustizia e carpisce la mia fiducia... Peccato: pensavo fosse più interessante.

"Alla fine, col gruppetto con cui lavorerai, girerai un filmato per Sky, a Ivrea." Accendo innaturalmente il mio interesse: "A Ivrea? Quasi vicino a casa..." Poi taccio.




postato da: Maril_ alle ore 11:48 | link | commenti
categorie: giorno dopo giorno, mia figlia

Ci sarà una star. Il provino.

Ci sono giorni che si riempiono di appagamento. E non per una appassionata e calda notte di sesso. Semplicemente perchè sei stata fiera di te in un determinato frangente e perchè - magari - hai smontato il Gatto o la Volpe.

"Mi hanno chiamata a un provino", dice la fanciulla. "Che dici? Ci vado?" Tanto lo so che la domanda è puramente retorica  e che ha già deciso, ma perchè non provarci? Basta custodire sempre e gelosamente la possibilità di scendere dal treno...

Torna a casa stremata dalla città. Stremata, ma divertita. Dice che per lei è stato un gioco. Punto.

Invece la ricontattano. Il provino è piaciuto, è stata brava, dovrebbe ripresentarsi da loro, a Milano. E' gradita la presenza dei genitori, se conviventi: la decisione deve essere improrogabilmente rapida e immediata.

"Mamma, vieni con me??. Già è assai insolito che la pargola - ventun anni a giorni - richieda la mia presenza. Troppo autonoma e caparbia. Non sono entusiasta, ma certo non mi eclisso. Così... partiamo.

All'uscita dell'autostrada scopro che... non si ricorda molto la strada. L'aveva presa a caso, la volta precedente. Pazza squinternata!  Nessuna razionalità. A meno che l'ambarabaciccicoccò possa essere considerato razionale...
Come e perchè non si sa, ma giungiamo all'appuntamento, in zona Lambrate, con mezz'ora di ritardo. Saranno furenti...

Invece no. Pazienti, concilianti e... un po' solenghi, per i miei gusti.




postato da: Maril_ alle ore 11:42 | link | commenti
categorie: giorno dopo giorno, mia figlia

venerdì, 04 novembre 2005

Quelle piazze per Israele...

C'è qualcosa che mi sfugge nelle grandi manifestazioni di piazza a favore di Israele. Provo a capire, rifuggendo le grida, sfuggendo le opinioni di esperti o presunti tali. Che comunque non riescono mai a convincermi, spesso più disposti ad ascoltare se stessi che a dialogare.
Tutti in piazza a protestare contro l'Iran. Ma è come se si trattasse della via più conveniente per non esporre eccessivamente lo Stato a posizioni troppo imperiose. Se così fosse, la scelta - per quanto discutibile - non è neppure da biasimare. Lo scontro diretto faccia a faccia, a muso duro, lascia davvero ben poco spazio alla diplomazia.

A me disturba una sensazione stomachevole di mancanza di equità. Ci sono Stati che meritano l'attenzione e l'esigenza di schierarsi di fronte a una minaccia antidemocratica e altri no. Che io sia nata in Italia è una fortuna, ma sarebbe stato assai più probabile che nascessi nel solito angolo sperduto dell'Africa oppure ad Hong-Kong, per esempio. In questo senso mi sento cittadina del mondo e mi infastidiscono scelte che non siano mosse da principi universali. Può darsi che io sbagli e comunque non sono dotata del sacro fuoco delle assolute certezze.

Poi il pensiero corre all'età dello Stato di Israele. E' persino più giovane di mia madre. Nacque a tavolino, per una scelta imposta dall'alto. Fu una ricompensa per l'olocausto? Non mi piace. E' come se stessi male, col cuore squarciato da una ferita sanguinante,  e poi mi sentissi riscattata appropriandomi di un territorio che la storia ha lasciato ad altri. Così si marchia la mia progenie con una sorta di peccato originale indelebile che reclama il suo tributo di sangue, anche alle generazioni future.
Ma del resto la storia spesso è tale in quanto storia di ingiustizie, e non di esaltanti esempi di fulgida umanità e lungimiranza.

Ora comunque Israele esiste. C'è un punto di non ritorno. Oltre quel punto si deve assimilare e metabolizzare la nuova realtà, come avente diritto di esistenza, un diritto concesso dal tempo. Per qualcuno rappresenta un boccone amaro, per altri un sospiro di sollievo, ma il nostro passo deve andare avanti. D'istinto non ho simpatia per Israele, ma mi sento vicina col cuore e con la mente agli israeliani di buona volontà o anche a quelli che della buona volontà non gliene importa nulla, quelli che vorrebbero solo i diritto di vivere tranquilli la loro piccola vita come la mia.

Nessuno può arrogarsi il diritto di eliminare uno Stato e chi lancia una simile minaccia deve sentire l'opposizione ferma e irremovibile, immune da tentazioni buonistiche ma obiettiva e attenta. Risolto il problema immediato, non si può sfuggire da un'altra riflessione: devono esserci regole valide per tutti, principi universali che non prevedono figli e figliastri o sconti di "casta", pena la mancanza di autorevolezza della nostra risposta.


Immagino un bimbo israeliano e uno palestinese. Il primo muore in un assurdo attentato. Il secondo muore perchè è lui  la bomba umana che uccide uccidendosi. Non esista nulla, nemmeno una microscopica motivazione unicellulare, che possa giustificare una tale orribile aberrazione. Ingiustizie, angherie, fame, rabbia, religione, "cultura", esaltazione... Nessuna spinta umanamente accettabile per cannibalizzare il proprio figlio rendendolo una bomba umana. Preferirei rimanere schiava in una grotta oscura...

postato da: Maril_ alle ore 00:05 | link | commenti
categorie: notizie a caso

martedì, 01 novembre 2005

Cosa a is animas...

Questa sera non abbamo sparecchiato la tavola. Così le anime verranno e potranno cibarsi. Non abbiamo lasciato nemmeno un pezzetto di pizza, ma hanno il permesso ufficiale di aprire il frigorifero. L'importante è che non si mangino tutto. In silenzio, mi raccomando. Sennò muoriamo di paura...

L'ho letto da qualche parte che in Sardegna si costuma fare così. Sa un po' di pagano, ma in fondo la tradizione è carina. Sempre meglio che asservirsi spudoratamente alle coreografie di Halloween. Produttori e commercianti non si lasciano sfuggire più nulla: e Natale, e San Valentino, e Pasqua, e Carnevale, e morti e ognissanti...  Poco importa se la zucca con gli occhi di luce assassina sia nata nel Veneto o in America. Disquisizioni da intellettuali... Ora la zucca intanto è di plastica e Halloween una masticatura tra il carnevale e il gusto un po' eretico di defunti impertinenti e streghe bizzose. Lieto sia chi si diverte senza tante storie.

Io invece ripenso tutte le volte a un ricordo ovattato dal sogno. "Cosa a is animas..."  Si diceva così, in Sardegna, il giorno dei morti. "Cosa a is animas..." Non era il "Dolcetto o scherzetto". Si chiedeva qualcosa a nome delle anime, qualcosa in loro ricordo che rimpinguava la tavola delle famiglie più povere.
Frotte di bambini giravano per le vie polverose del paese a bussare di casa in casa, con un sacchetto dove raccogliere le offerte.  Nei giorni precedenti le donne avevano già scaldato i loro forni per cuocere panixedde e papassinas e quei dolci scivolavano allegramente delle sacchette dei ragazzini, insieme a fagioli, grano e legumi vari. Tutti avevano pronto qualcosa. Sarebbe stato sacrilego negare cibo per le anime.

Poi capitava che ci si dovesse guardare dai più grandicelli, poco cerimoniosi e indispettiti dal fatto che non raccoglievano nulla. Giravano con un coltellino per bucare le sacchette di chi gli si presentasse a tiro e il malcapitato,depresso, vedeva l'emorragia dei suoi beni attraverso la ferita.

Le circostanze mi hanno portata a nascere lontana dalla terra che doveva essere mia, slegata da tradizioni e libera da consuetudini. Però tutti gli anni ricordo quella festa. E più forte è il gridare di Halloween più decisa è quella vocetta dentro la mia mente. "Cosa a is animas..."

postato da: Maril_ alle ore 23:35 | link | commenti (3)
categorie: giorno dopo giorno

lunedì, 17 ottobre 2005

Referendum: quale Dio?

Papa: ''Diritti fondamentali derivano da Dio''
Benedetto XVI nella lettera inviata al presidente del Senato Pera: ''Perché sono inscritti nella natura stessa della persona umana''

E ancora:
"Uno Stato sanamente laico - scrive Benedetto XVI - dovrà logicamente riconoscere spazio nella sua legislazione'' a quel ''senso religioso in cui si esprime l'apertura dell'essere umano alla trascendenza''. Si tratta, in realtà, di una ''laicità positiva'', che garantisca ad ogni cittadino ''il diritto di vivere la propria fede religiosa con autentica libertà anche in ambito pubblico''.
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Mmmm... cogito. Indi per cui chi non si sente derivato da Dio non ha diritti? Meno male... pericolo scampato.  Io credo in Dio (ma sarà lo stesso di
tutto pacifico certi gerarchi?).

Cogitando... non capisco. Che vorrà mai dire il diritto di vivere la propria fede con *autentica* libertà anche in ambito pubblico?
Mi sembra che da qualche parte fosse scritto: "Date a Cesare quel che è di Cesare...". Sicuramente sono scherzi della mia precaria memoria.

Come prova di fede democratica proporrei un referendum globale per la scelta del Dio fondatore di tutto e tutti. Le operazioni di voto saranno sicuramente disinteressate, pacifiche e indolori.

postato da: Maril_ alle ore 00:00 | link | commenti (2)
categorie: l anticlericale di adozione

venerdì, 07 ottobre 2005

Lemme lemme e arrancando...

"Basta! Voglio cambiare scuola!"

Mattia non era mai uscito fuori dal suo guscio noto. Stessi amici, stesse strade, stessi edifici... Sin dall'asilo nido. Stesso tutto. Persino il ruolo di eterno sventato e burlone, simpatico, ma niente altro che svogliato.

Non ha scelto lui la scuola superiore da frequentare perchè non aveva idee o progetti. E a gennaio è obbligatoria un'iscrizione. L'ho dovuto fare io, fidandomi del mio intuito, tentando una quadratura quasi geometrica tra il tipo di materie e ciò che di lui conosco. Un rischio elevato.
Quel voglio-cambiare-scuola poteva essere il sintomo di un errore.

Eppure so che Mattia non è libero di scegliere.  Non lo è, come qualsiasi persona a cui viene prospettato un solo sentiero. Non lo è, perchè anni e anni di errate valutazioni hanno distratto l'attenzione dalle sue capacità e dal suo talento.
Ammetto: inizialmente mi è mancato il fiato pensando anche di dover spendere altri 300 euro di libri. Una batosta per le mie finanze. Ma poi ha prevalso l'angoscia per il dubbio di aver sbagliato tutto.

Si sente inferiore rispetto ad una classe che gli sembra pronta e capace. "Sono tutti perfettini e secchioni." Non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello che ciascun ragazzino all'ingresso in un liceo possa sentirsi intimorito come lui. Sa solo che non si sente all'altezza.

A volte temo che sia troppo tardi per recuperare, che il danno sia irreparabile. Si vergogna di avere la necessità della calcolatrice, trema all'idea di essere chiamato alla lavagna per dimostrare a tutti che non sa le tabelline. Non accetta di aver bisogno di strumenti e tecniche diversi. Non lo accetta ed è tentato ad arrendersi.

Se deve scrivere qualsiasi testo davanti ad un computer è capace di espressioni bellissime ed intense. Non è frustrato dai continui errori e al massimo lo aiuto a capire quali sono i piccoli ritocchi ad effetto. Ma davanti ad un foglio e una biro, i suoi pensieri si contorcono, le correzioni si sovrappongono.
Eppure questa è la scuola. Quante volte gli insegnanti non hanno creduto che il tema fatto a casa e stampato fosse davvero una sua creazione...

Sospetto persino che - a dispetto dei risultati -  lui sia anche bravino in matematica, ma capisce solo se gli reinterpreto quello che l'insegnante insegna, se glielo decodifico. Tutto è troppo rapido per la sua capacità di assimilare e io gli consento di dilatare il suo tempo.

E' come se possedesse a piene mani frammenti di conoscenza, tasselli di un mosaico che non riesce a comporre. Manciate di pietre preziose accatastate senza filo logico.
In un anno abbiamo lavorato molto perchè recuperasse la propria autostima. Credo che i risultati siano buoni.
Ora sono convinta che lo sforzo debba concentrarsi proprio nella costruzione di questo filo con cui legare i vari tasselli di cui è piena la sua mente. A volte non so come fare. A volte lui si scoraggia, mentre altre sono io a deprimermi.
La sua capacità di pensare è ferma all'analisi, acuta e profonda, quando vuole. Però gli manca la capacità di sintesi.

Ci siamo scontrati duramente, l'altro giorno, quando l'ho visto scoraggiato, mentre si piangeva addosso (cosa rara, perchè in lui prevale il senso della dignità). Forse è stato un bene, perchè ha compreso il motivo per cui io agisco in questo modo.

Non m'importa nulla della scuola in sè. Non mi importa che raggiunga la media dell'otto e neppure del sette. Mi importa della scuola come mezzo e non come fine. E' uno strumento per costringerlo ad un esercizio logico che gli serve quanto l'aria che respira, una terapia d'urto necessaria.
La sua "frammentarietà" scolastica è la stessa che gli appartiene in ogni momento della sua vita. Non ha sogni o ambizioni particolari, perchè lui - come può - vive il sogno. Sono stati gli ostacoli con il cavallo, poco tempo fa, ora sono i salti in bicicletta, i ritrovi al cimitero con gli amici, i pomeriggi trascorsi giù al fiume, in mezzo all'acqua e la natura, tra scherzi e giochi (quanto lo invidio... ^_^).
"Che cosa vuoi fare da grande?". Mai che uscisse una risposta sensata. Solo ora sembrerebbe intenzionato a diventare guardia forestale, ma intanto è meglio un po' di forgiatura.

Non si può vivere senza i sogni, ma è altrettanto distruttivo l'immersione totale nel sogno, nel desiderio, nella tentazione alla fuga. Il sogno, il desiderio, devono essere consapevoli, mantenendo i piedi saldamente ancorati a terra.


L'autonomia di Mattia chiede però un prezzo: il duro lavoro di mio figlio e tutto il mio tempo "libero". Una fatica estenuante e totale che lascia davvero pochi spazi. Libri, blog, qualche timido tentativo di vita propria. Tutto in secondo piano, relegato in un cantuccio. E' come se lo aiutassi a nascere una seconda volta,  come se fosse una nuova gestazione a cui seguirà davvero il taglio del cordone ombelicale.
 
Ma è giusto così: il desiderio di equità e i principi non possono vivere solo nel regno dell'astrazione. Non ce ne facciamo nulla delle idee eteree e impalpabili.

postato da: Maril_ alle ore 19:23 | link | commenti
categorie: mattia, la difficile via per apprendere

sabato, 24 settembre 2005

Meditātio

Sono sempre stata convinta che a nulla valgono le escursioni del pensiero attorno ai massimi sistemi, se la nostra vita non ne è un riflesso.

Da questo in gran parte dipende l'avvitarsi continuo della storia dell'uomo, come dalla mancanza di sincronia tra  conquiste scientifiche e tecnologiche e il cammino della società umana.

Forse è inevitabile. Oppure forse i due percorsi  potrebbero essere meno estranei l'uno all'altro,  se la conquista scientifica fosse messa a disposizione della società, calibrata sul bene dell'umanità, e non blindata tra brevetti, copyright, esaperate tutele di casta. Ma questo è un altro discorso.

Passo momenti in cui medito molto, arricciata nei dubbi e nei problemi, col capo chino concentrata su eventuali vie d'uscita o intuizioni liberatorie. Leggo, cerco non si sa che, rumino congetture, mi dibatto nella prigionia dei miei limiti, strizzo il cervello così da spremere tutti i pensieri. Ma davanti ho sempre uno specchio.
Sono loro, i miei figli, lo specchio su cui si riflettono i massimi sistemi. Loro e la mia piccola vita.

postato da: Maril_ alle ore 20:54 | link | commenti
categorie: giorno dopo giorno, pause meditabonde

domenica, 14 agosto 2005

Aureole per gli intercettati

E' davvero assurdo come l'economia sia alla base di ogni attività umana, ne permetta lo sviluppo, e dall'altra sia capace di riprendersi tutto indietro, assediando valori e principi. In cambio di un precario benessere materiale.

L'assenza di denaro, le privazioni, schiacciano l'essere umano, costringendolo a pensare alla sopravvivenza, impedendogli di liberare le ali della mente e di guardare avanti, verso l'orizzonte.

Ma anche la ricerca della ricchezza e del potere economico a qualunque costo non può far altro che inaridire le persone. E i propri simili diventano mero strumento per raggiungere determinati obiettivi. Al confronto Macchiavelli sembra quasi un pivellino. La scala dei valori e delle priorità è costantemente sovvertita e si trasforma la polvere in sostanza, purchè l'occhio non veda la sostanza vera, offuscata nella confusione.

Se n'è parlato moltissimo, in questi giorni, delle intercettazioni telefoniche che hanno scoperchiato un malcostume sempre più inglobato nel nostro sistema economico. Il sistema bancario, Fazio, la Banca d'Italia: tutte in uno strano calderone che avrebbe dovuto macerare in silenzio, nell'ombra. Certo, non è bello il modo con cui ne siamo venuti a conoscenza. Ci sono indagini delicate, eppure qualcuno ha ritenuto opportuno diffondere l'indiffondibile.

Ma al di là del contenuto delle intercettazioni, ciò che mi sconvolge - e non dovrebbe -  sono le reazioni dei politici. In questa scalata bancaria orchestrata in malafede, ci sono cariche istituzionali che non ci vedono nulla di male, mentre in genere ci si scandalizza delle intercettazioni, ma non degli intercettati.

Chi gli ha dato il permesso, a 'sti magistrati? Come si sono arrogati il diritto di indagare? Quali scopi oscuri hanno? Le altre domande non contano.

Se qualcuno ha sbagliato, che sia punito, certo, ma che non si confondano i dettagli rispetto alla sordidità dell'intrallazzo. Nè a destra nè a sinistra. Chi rimane a tutelare il cittadino, allora? Come si può pretendere che il cittadino comune abbia fiducia nel sistema economico, quando egli non è mai al centro dell'impegno politico e istituzionale? Lo si inchioda al sospetto e alla diffidenza, ad una sorta di fatalismo rassegnato che crea una palude vischiosa da cui è difficile uscire. Per forza di cose. Vicenda dopo vicenda.


postato da: Maril_ alle ore 23:31 | link | commenti (2)
categorie: notizie a caso, pause meditabonde

venerdì, 12 agosto 2005

La tarantella del PIL e del petrolio

Ogni mattina sono presa da un attacco di masochismo. Si chiama Giornaleradio delle sette. Roba da tagliarsi le vene prima di tuffarsi nel lavoro. A volte mi sembra di non connettere il senso delle notizie. Come oggi, per esempio.

Prima notizia: il PIL balza dello 0,7%. "Con l'espansione più forte in quasi quattro anni", come dice Reuters.

Notizia immediatamente successiva: il petrolio sembra inarrestabile, con un'incidenza sempre piùù pesante sulle nostre tasche.

Faccio i conti della serva, anche se non sono una cima in matematica. Non c'è qualcosa che stride? A me parrebbe che - in un certo senso - l'una non possa conciliare con l'altra, come notizie. Ovviamente parlando di soldi veri e sonanti, e non di coefficienti virtuali. Cos'è che non capisco?


postato da: Maril_ alle ore 18:25 | link | commenti (1)
categorie: notizie a caso

martedì, 09 agosto 2005

Buona notte, papà...

Ciao papà....
Io non so dove sei, dove ti trovi, che cosa fai... Spero solo che tu possa aver trovato pace. Anche se non vengo a trovarti in cimitero. Ci ho provato, all'inizio, appena te ne sei andato senza alcun rimedio. Ci ho provato. Ora non ci provo nemmeno più.
Era il tuo compleanno ieri, ma non sono venuta ugualmente.

Capita che mi parlino di te, allo sportello. Ti conoscevano tutti. Mi parlano di una brava persona, rovinata solo dal vizio del bere. Nessuno può immaginare l'inferno in cui invece eravamo imprigionati. Noi, cioè la tua famiglia. E forse anche te.

Anche oggi mi hanno parlato bene di te. Molto meglio che sentir parlare male, certo, ma mi viene una malinconia infinita.
Io non ho mai capito. Ho cercato anche nel tuo passato, dopo. Ho cercato nei ricordi di chi ti conosceva poco più che bambino. Volevo capire da dove arrivasse quello sguardo cattivo che avevi nei nostri confronti. "Vi picchio come mi ha picchiato mio padre", dicevi. Ma non era vero. Se il nonno aveva una colpa, era quella di caricarsi lui solo sulle spalle tutte le responsabilità. Lui solo.

Tu me lo devi spiegare: perchè ci odiavi così tanto? Perchè? Non sei mai cresciuto e mai sei stato capace di assumerti a lungo di responsabilità. L'alcool è arrivato solo dopo, a riempire la tua incapacità a crescere. A lenire un tormento infinito che assediava la tua anima. Ma nulla mi aiuta a capire: perchè tu ce l'avevi così tanto con noi? Si è cancellato tutto, nella mia mente di adulta. Sorrisi, carezze, momenti giocosi... Una formattazione profonda e impietosa. Ho solo ricordi infelici. Irrimediabilmente.

Forse sto recitando, forse sono solo pazza, o solo piegata in due dal dolore. Magari spero che battendo su questa sterile tastiera tu possa entrare in sintonia coi miei pensieri. Non lo so. Da qualche parte tu ci sei, tra me e l'infinito. Non ti posso cancellare nè dalla mia mente nè dalla mia vita. Tante volte ho sognato le memosughe di Fantaghirò come medicina radicale.
Ma ieri era il tuo compleanno e mi si è conficcato dentro il petto. Lacerante e improvviso.

Nei giorni in cui ti avvicinavi alla fine, la tua vicina mi raccontava. Diceva che avresti voluto parlarmi. Che mi stavi scrivendo una lettera. Mi ha chiesto se l'avevo trovata. Ma non so nemmeno se sia mai esistita nella tua mente. E che cosa avresti voluto dirmi? Sono stata vicino a te fino all'ultimo tuo respiro. Aspettavo un cenno. Nulla di eclatante, nessun inutile mea culpa. Solo un piccolo cenno di benevolenza. Che non è mai arrivato.

Non chiederti se io ti avessi voluto bene. Sicuramente per un certo periodo sì, dopo non so. Avrei voluto un padre, questo sì. Di quelli che ti rassicurano, ti proteggono, non ti abbandonano mai. Non eri tu, forse solo perchè geneticamente non ne eri capace, non eri in grado di parlare quel linguaggio.

Sai, io ti ho odiato in giorni bui. Ti ho odiato davvero, quando vedevo i miei fratelli più piccoli prigionieri e malmenati. Privati delle piccole cose semplici che per tutti erano normali. Ti ho odiato, quando vedevo mia madre diventare ogni ora più vecchia, ogni secondo più disperata e sola. E ti avrei ucciso con le mie mani se a qualcuno di loro fosse accaduto qualcosa di drammatico.
Perdonami papà, perchè ti avrei ucciso davvero.

Ora vado a dormire, se riesco. Vorrei solo saperti in pace, anche se io non capisco. Vorrei solo che tu avessi raggiunto davvero la quiete. Vorrei che ti raggiungessero i miei pensieri, se solo fossi capace a renderli inoffensivi per te.

Buona notte, papà.
Tua figlia.

 

12.08.05 Aggiornamento

Seguendo le indicazioni di Gugl, ho trovato qualcosa di Eros Alesi. Una lettera intensa e appassionata.


postato da: Maril_ alle ore 22:21 | link | commenti (8)
categorie: giorno dopo giorno